Gli “invisibili” sempre più invisibili

Contributo di Cittadinanza e Minoranze in vista dell’incontro della Rete dei Numeri Pari con esponenti del Governo e dell’invio di una lettera alla Sindaca Raggi, di cui all’incontro in videoconferenza del 17 Aprile 2020

Il contributo verte su tra questioni.

1. GLI INVISIBILI
Con la ripartenza per il ritorno (sperabilmente) graduale alla normalità (e ci piacerebbe in altro momen-to discutere a quale “normalità” vorremmo/dovremmo tendere) gli “invisibili”, che fortunosamente so-no emersi dal nulla durante la Fase 1 dell’Emergenza Corona Virus, inevitabilmente scompariranno nuovamente in mancanza di acconci e specifici interventi.
Anche la recentissima esperienza ha dimostrato (ad abundantiam) che le misure anche eccezionali messe in campo dalle Istituzioni di qualsiasi livello non riescono a raggiungere gli invisibili, proprio perché tali. E’ ovvio che i canali attraverso cui vengono attuati i diversi interventi non possono essere indirizzati verso persone la cui esistenza è ignota e loro sono difficilmente identificabili.
Per invisibili intendiamo i/le senza fissa dimora, i/le Rom e i/le Sinti, gli/le immigrati/e privi/e di qualsiasi forma di assistenza, coloro che lavorano in nero – che per la grandissima maggior parte non sono piccoli evasori fiscali ma iper sfruttati da chi li fa lavorare senza contratto e senza contributi assi-curativi, i quali a loro volta, anche qui, per non fare di tutt’erba un fascio, non sempre sono persone spinte a questi comunque riprovevoli comportamenti da mera avidità. Fra chi non trova da lavorare se non in nero vi sono anche molti lavoratori e lavoratrici domestici/che.
A questo riguardo avanziamo una proposta che, se valutata realistica, quand’anche inusuale, vorrem-mo che fosse tenuta presente sia nell’incontro con il Governo sia nella lettera alla Sindaca Raggi.
Per poter essere concreti e circostanziati la riferiamo solo ai Rom, Sinti, e senza fissa dimora, essen-do limitata a loro la nostra esperienza.
Nell’attuale contingenza queste persone sono state soccorse, per quanto si è riusciti a farlo, dal volon-tariato: parrocchie, centri sociali, associazioni di vario tipo, nonché cittadini e cittadine che si sono spontaneamente rivolti alla Protezione Civile mettendosi a disposizione. Persino i buoni-spesa del Comune (sui quali torneremo più avanti) sono stati recapitati attraverso il volontariato. Sono state isti-tuite così relazioni con centinaia e centinaia di famiglie oltre che con singole persone. Riteniamo che solo utilizzando questa fittissima rete di relazioni potrebbe evitarsi il rientro nel’invisibilità di migliaia di persone. Obiettivo che non può essere, lo si è già detto implicitamente, l’ dell’azione delle Istituzioni rivolta alla generalità dei cittadini e cittadine visibili. E nemmeno dell’azione di settori della Pubblica Amministrazione appositamente dedicati al contrasto dell’esclusione sociale, quali l’UNAR e l’Ufficio Speciale Rom e Sinti del Comune di Roma, la cui inettitudine ed inefficienza è stata ancora una volta dimostrata proprio nell’.
La nostra proposta è che sia dato ufficialmente incarico a chi ha soccorso Rom Sinti e senza fissa di-mora in questa circostanza di proseguire l’opera iniziata e di prendere in carico la cura delle famiglie e delle persone con le quali si è entrati in relazione. Cura che dovrebbe consistere nel coinvolgere cia-scuna famiglia o singola persona nella delineazione e nella realizzazione del proprio percorso di in-clusione sociale, basato sui quattro assi della inattuata Strategia Nazionale di Inclusione Sociale dei Rom, Sinti e Caminanti approvata del Governo Monti e rimasta lettera morta, pur essendo stati spreca-ti i fondi europei erogati per la sua realizzazione. L’inevitabile collegamento con le Istituzioni dovreb-be essere imperniato sui Servizi Sociali dei singoli Municipi.
Noi siamo disponibili a riproporre, aggiornandolo, il modello metodologico di intervento che già a suo tempo inutilmente proponemmo all’Unar, all’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Roma e presentato nei Tavoli istituiti dalla Regione Lazio per l’attuazione della predetta Strategia.
E’ ovvio che si tratterebbe per il volontariato di passare da interventi che si sono configurati – e non sarebbe potuto essere altrimenti – come opere caritatevoli di beneficienza e per il personale dei Servizi Sociali dei Municipi da interventi di assistenza ad un’operazione volta ad integrare nei diritti di cittadinanza chi ne è restato escluso (e in tal senso sono orientate sia la Strategia sia la nostra proposta metodologica Ne consegue che sia necessario provvedere alla “ formazione” degli operatori tanto se dipendenti dai Municipi quanto se provenienti dal volontariato. E’ possibile provvedervi con un pro-gramma di “formazione a distanza”. Ci dichiariamo disponibili a contribuire alla progettazione ed at-tuazione dell’azione formativa disponendo all’interno della nostra associazione anche delle competen-ze necessaria.
Teniamo a precisare che, se questa nostra proposta andrà in porto, la nostra opera sia per l’aggiornamento del modello metodologico, sia per il programma di formazione avverrà a titolo di me-ro volontariato e cioè in modo assolutamente gratuito, come del resto è nostro costume per tutto ciò, invero non molto, che facciamo.

2.PER NON VANIFICARE LE RICONVERSIONI PRODUTTIVE VOLTE AD AFFRONTARE L’EMERGENZA
Nella trasmissione di RAI 3 Filo Diretto del 17 Aprile, la direttrice di una CNA ha segnalato il caso di un’industria del settore tessile che ha riconvertito la propria produzione per contribuire a fronteg-giare la mancanza di produzione nazionale di mascherine segnalata dal Governo. Non riesce però a vendere le mascherine prodotte in cospicua quantità, perché il mercato non le accetta in quanto il loro prezzo è sensibilmente maggiore di quello delle mascherine prodotte in Cina o altrove, dove il costo del lavoro è notoriamente di gran lunga inferiore a quello dei nostri operai, nemmeno essi remunerati lautamente. E’ un problema che il “libero mercato” non sa risolvere. Per questo prodotto come per gli altri che la convivenza con i Corona Virus presenti e futuri rendesse necessario produrre in Italia, oc-correrebbe un intervento oculato (per evitare speculazioni sempre possibili) della mano pubblica. Per esempio bandendo gare di acquisto (sulla base di capitolati che garantiscano l’idoneità dei prodotti) a prezzi equamente remunerativi per l’industria nazionale, onde rifornire ospedali, medici di base ed in genere gli operatori del Servizio Sanitario e delle Residenze Sanitarie Assistite dei presidi necessari, la cui carenza è stata fra i principali fattori che hanno permesso il rapido propagarsi dei contagi.

3.PER NON VANIFICARE L’EFFICACIA DEGLI INTERVENTI DISPOSTI DALL’ALTO
E’ indispensabile per il ritorno alla cosiddetta normalità affrontare immediatamente (pur nella consape-volezza che la soluzione del problema richiederà tempo e molti sforzi appropriati, anzi proprio per es-sa) l’ endemico gravissimo difetto della Pubblica Amministrazione nostrana. Per un’azione efficace bisogna essere consapevoli che il burocratismo è un difetto che discende per li rami e non è quindi cu-rabile se non si investe l’intero apparato burocratico, non solo i vertici ma anche la base ed i livelli in-termedi oltre che le posizioni apicali. Ci rendiamo conto della delicatezza della questione che sollevia-mo, perché si tratta di fronteggiare quella che con un linguaggio ahimè desueto si chiama contraddi-zione in seno al popolo, in quanto vanno corretti mentalità e comportamenti dei lavoratori anche di non alto livello del settore pubblico. I ritardi e l’inefficacia che spesso caratterizza gli interventi della mano pubblica non dipendono solo dall’alto dell’apparato né dai livelli politici.
Ne è esempio palmare il caso dei moduli per la richiesta dei buoni spessa.
Quando dopo plurime e ripetute pressioni (di cui risparmiamo il racconto che avrebbe aspetti alluci-nanti) il competente per la materia Vice Capo di Gabinetto della Sindaca Raggi ha deciso di dare di-sposizioni per la consegna di buoni spesa agli indigenti fra cui alle famiglie Rom, in un primo mo-mento solo a quelle “più bisognose”, poi a tutte quelle dei “campi nomadi” riconosciuti e poi anche a quelle degli insediamenti spontanei (e ciò per la tenace resistenza dell’unica persona rimasta a presi-diare l’Ufficio Speciale RSC, una donna, assistente sociale), è partita la “macchina comunale. La quale ha predisposto un modulo – per richiedere un buono spesa dal valore davvero modesto – di ben due pagine che contengono tra l’altro l’elenco di 11 condizioni/requisiti di cui essere in possesso per avere diritto al buono. L’elenco è preceduto dalla dichiarazione della consapevolezza delle conseguen-ze etc. etc. Ma non basta. Il modulo, con firma autografa, avrebbe dovuto essere inviato per posta elettronica e corredato della fotocopia del documento di riconoscimento del richiedente. Il che presup-poneva che questi fosse in possesso di computer, stampante e scanner.
Questa genialata non è stata opera né della Sindaca Raggi, né del suo Vice Capo di Gabinetto e proba-bilmente neppure di una figura apicale che si sarà limitata ad approvare il modulo.
Ci risulta che operatrici dei Servizi Sociali dei Municipi sono rimaste esterrefatte di fronte a tanto acume burocratico e si sono dovute industriare per trovare il modo di aiutare a compilare e spedire i moduli dei richiedenti che sono riuscite a rintracciare nonostante le limitazioni di movimento. Da par-te nostra abbiamo indirizzati gli abitanti di un campo ad un Caf miracolosamente aperto nelle loro vi-cinanze e per gli altri due nostre socie hanno compilato moduli su moduli facendosi dettare per telefo-no dai singoli interessati i dati occorrenti ed inviare per waatsapp la foto della firma e del documento di riconoscimento per poi spedire il tutto debitamente scannerizzato.
Giovedì 17 sono stati recapitati i primi buoni-spesa. Ovviamente da volontari che si sono prestati.
Ci siamo dilungati nel descrivere questo caso per sostenere la nostra richiesta di investire Governo e Comune della necessità di affrontare immediatamente il problema della riconversione professionale di gran parte dei dipendenti pubblici, problema che per altro non può essere affrontato senza l’impegno anche dei Sindacati che fortunatamente sono autorevolmente presenti anche nel nostro nodo della Rete.

Roma 18 aprile 2020.

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